AvvEleNatI

Prendono parte a questo progetto di monitoraggio civico un gruppo di studenti dell’ITTL “M.Ciliberto” di Crotone. L’attenzione del team è stata rivolta ad un progetto pilota di bonifica riguardante l’area archeologica dell’antica Kroton. Si tratta di un investimento fondamentale per l’intero territorio crotonese, avendo un’incidenza fortissima sui due temi che vedono coinvolta l’intera comunità cittadina, la bonifica delle aree contaminate dall’ ex Pertusola, che ha reso la città un sito di interesse nazionale a partire dal 18 Settembre 2001 (DM 468), e l’area archeologica dell’antica Kroton per la quale si avranno investimenti pari a 65 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019.

RestArt, il nome del team, indica la possibilità di una ripartenza per questa città, un desiderio di ricominciare dall’arte, che è quanto di meglio questo territorio possa offrire, un tentativo di coinvolgere la comunità cittadina nell’affrontare quello che è il problema dei problemi per Crotone e i suoi cittadini: la bonifica. Perché mentre questo tema cade nel dimenticatoio, mentre ci si rifiuta di parlarne, a Crotone di mancata bonifica si muore. Il logo realizzato rappresenta un risanamento possibile, un tentativo di restituire la vita ad un territorio che sta, lentamente, morendo. Attraverso una casa stilizzata e degli alberi adagiati su una collina, che richiama la famosa “collina dei veleni”,  si vuole restituire il diritto dei cittadini alla salvaguardia della propria salute, secondo quanto previsto dal dettato costituzionale. Da qui la scelta di un verde, che nelle aree contaminate è un colore del tutto assente, e l’azzurro di un cielo proprio di un territorio noto nell’antichità per la salubrità dell’aria e che, oggi, meriterebbe ben altre sorti. Nella fase iniziale di data expedition si è proceduto con la raccolta dei dati: due i progetti monitorati, il primo riguardava gli interventi per il miglioramento della fruizione e della struttura del museo archeologico nazionale di Crotone, il secondo, su cui è ricaduta la scelta del team, era un progetto pilota di bonifica di parte dell’area archeologica dell’Antica Kroton che sarebbe dovuta essere preliminare per l’intera aerea. Il progetto, affidato alla ditta crotonese Caterisano, prevedeva un’analisi preliminare del sito per determinare la pericolosità delle sostanze inquinanti presenti nel suolo.  Fanno parte, infatti,  del sito di interesse nazionale nella città di Crotone  le aree industriali dismesse di proprietà della Syndial (ex Pertusola, la discarica di Tufolo-Farina, la fascia costiera prospiciente la zona industriale e l’area archeologica antistante la Montedison).

E’ proprio questa l’area, oggetto d’indagine del nostro progetto, interessata dalla bonifica attraverso la tecnica del soil washing, una tecnica di bonifica che prevede, secondo quanto riportato sul sito della regione Calabria, il lavaggio dei sedimenti terreni contaminati, basato su meccanismi chimico/fisici che permettono di separare le matrici che compongono il suolo concentrando gli inquinanti nella parte più fine (lime e argille). Lo speciale lavaggio avviene con acqua, additivi e reagenti, atti a favorire il processo fisico di lavatura dei materiali inerti. I terreni vengono così sottoposti a una serie di processi di lavorazione sino alla bonifica finale. L’acqua utilizzata viene trattata (chiarificata) per la reimmissione nel ciclo produttivo dell’impianto. Tutte le indicazioni provenienti da questa fase di lavoro avrebbero dovuto costituire, quindi, il dato di base da impiegare per la successiva progettazione ed esecuzione della bonifica complessiva e definitiva del sito contaminato, per poi procedere con l’avvio del lavoro più importante, ovvero quello degli scavi archeologici. La chiamano bonifica, riqualificazione ambientale, passeggiata archeologica, un modello da seguire nel resto d’Europa, ma in realtà nulla, secondo quanto riportano le fonti trovate, di quanto annunciato nella città è stato realizzato. Il nodo cruciale delle bonifiche crotonesi, sostiene l’ingegnere Voce sul Crotonese del 20 dicembre 2016, è rappresentato dal sito dell’ex Pertusola Sud, che con i suoi 47 ettari è forse il sito più contaminato d’Europa, per quanto riguarda i metalli pesanti. Cadmio (420.000 kg), arsenico (250.000 kg) e piombo (4.200.000 kg), in quantità da far rabbrividire siti come Porto Marghera o Taranto. Il quartiere Fondo Gesù, non è stato da meno del tristemente famoso quartiere Tamburi di Taranto, in termini di “morti bianche”. Sul sito della Pertusola, a parte pochi ettari sui quali continueranno a fare la fitorimediazione (con tempi di 4.000 anni), nulla è stato fatto. I progetti di bonifica prevedono, in realtà, due discariche per rifiuti pericolosi. Una di circa 100.000 mq, alta quasi 10 metri, un’altra poco più piccola, ma solo per estensione. “Che una bonifica sia fatta in sicurezza, ribadiva l’ingegnere Voce nel 2016, è il minimo che si possa fare, ma “zero discariche” è una bugia colossale, perché nel progetto è l’unica cosa chiara. Non sono stati  inertizzati nemmeno i rifiuti pericolosi, perché li  hanno confinati nelle discariche. Tutti i veleni di Pertusola, ad eccezione dello smantellamento della vasca ferriti di zinco (74.800 mc) e della zona gessi (34.000 mc) e altri 6.000 mc nella zona centrale del sito, non li toglieranno mai. Anche le due discariche saranno realizzate in elevazione, proprio per non aumentare i volumi da trattare, perché come si scava in Pertusola tutto quello che si trova dovrà essere rimosso in discarica. E Syndial si guarda bene dal toccarli”.

Con quel finanziamento milionario, al momento, l’unica cosa che è stata fatta è la recinzione dell’area, circa 80 ettari, dove sotto terra si cela il tesoro culturale di Crotone. Dai lavori per la recinzione sono venuti fuori le prime tracce di quello che potrebbe esserci. Tre tombe di epoca greca ed un muro. E questo solo eseguendo dei piccoli lavori di recinzione. Inoltre, alcuni ex operai Pertusola ricordano benissimo che tra gli anni sessanta e settanta la fabbrica decise di ampliare lo stabilimento. Furono eseguiti dei lavori che portarono alla luce una strada, un decumano o un cardo largo  36 metri. I lavori di ampliamento poi vennero sospesi per volontà della fabbrica e quella strada ricoperta. L’inizio degli scavi archeologici è previsto a decorrere dall’anno 2019, su un’area che stando a quanto riportato su opencoesione.it non risulta bonificata.

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